Sabato sono stato al Salento Pride 2026, e sono sopravvissuto solo perché la sete e l'acqua, si sa, sono le uniche cose che ci rendono uguali. Ormai al Pride hanno tolto la parola gay e sostituito con la località: Milano, Roma, Torino... Dalle mie parti ci fanno stare dentro quasi tre province, e il termine Salento funge anche da detonatore campanilistico tra località turistiche rivali — utile per una "pacifica" convivenza col resto della Puglia, che un tempo si chiamava Puglie, al plurale, da a-pluvia, "terra senz'acqua".
E così è stato il Salento Pride, un pride senz'acqua e io mi sono disidratato a 42 gradi senza un filo di vento. Ora dovrei raccontarvi ciò che è accaduto al Pride salentino multi-provinciale e, visto i turisti, anche multi-nazionale.
Metafora, metonimia e altre formule per non prendere per il culo
È difficile rimanere leggeri trattando il tema Pride, visto il numero di persone diffidenti verso la manifestazione. E per non prendere queste persone direttamente per il culo ho scelto due figure retoriche complesse per alleviare l'appoggio: metafora e metonimia. Se non sapete cosa sono fidatevi lo stesso, il vero destinatario sullo sfondo resta sempre il solito vigliacco di turno.
Il narratore di questa storia sono io, omodiegetico — dentro i fatti, non fuori a osservarli come un eterodiegetico onnisciente. Lo so, sono paroloni per parlare di un Pride, ma la gente vuole le caselle: bianco, nero, etero, gay. Pensate che perfino i bisex mettono in crisi la casella dei gay, che a loro volta si difendono con sigle da prenotazione ASL più che da gusti sessuali. Va bene, chiudo qui la lezione di narratologia: sono omodiegetico e sto dentro la storia, punto.
Il corteo del Salento Pride 2026: Lecce a caccia di acqua
Ero al Pride di questo cazzo di torrido Salento e stavo morendo di sete — ricordatevi questo dettaglio per tutta la storia. Siete mai stati ad un Pride? No? Perche pensate sia una cosa per pervertiti? Magari lo fosse, vi assicuro che è più oscena un trasmissione su certi canali — quella sì che offende l'intelligenza e il buongusto — ma molti credono il contrario. Io sono stato ad addii al celibato i cui racconti sarebbero imbarazzanti persino per l'algoritmo di Pornhub. Dicevo, faceva caldo, avevo sete ed era tutto chiuso. In Puglia non ci sono più fontane pubbliche, come ho già detto, ricordando l'origine del nome, non c'è acqua e quella che ci vendono le regioni limitrofe ha lo stesso prezzo della Vitasnella, i mortacci loro.
Da lontano vedo i volontari della croce rossa e penso «mi metto vicino, simulo uno svenimento e mi daranno da bere». Come me, lo hanno pensato in migliaia, mica so fessi quelli che vanno al Pride. Nessuno considerava le drag-queen, alle quali bisogna però manifestare una stima infinita: vestite come un divano anni 70 con tutto quel tessuto broccato addosso per far sorridere i partecipanti, sapendo di prendersi gli insulti per tutti. Ma tranquilli con gli anni ho capito che le maschere, che indossano le persone che criticano, sono più pesanti di qualunque outfit un individuo decida di indossare.
Dicevamo, tutti pendevano dai crocerossini (maschile narrativo), questione di sopravvivenza ma secondo me anche di outfit, erano vesti molto più estrosamente del sottoscritto e di molti altri. Gli operatori della croce rossa avevano borracce da tutte le parti e quando camminavano sentivi schic-sciacq, schic-ssciaq, ma non osavo chiedere, mi vergognavo. Avrebbero urlato «c'è un signore di una certa età che si sente male», ci sarei rimasto male e quindi mi sono trascinato per i viali della città senza più alberi, senza più ombra, senza più acqua e, se mi permettete, questa è la cosa più contro natura che io abbia visto al Salento Pride.
La fontana era spenta con il suo arcobaleno
Ad un certo punto arriviamo in piazza Mazzini dove anche la fontana monumentale era spenta; vi giuro anche il rumore dell'acqua sarebbe bastato come sollievo. Quando è accesa la fontana forma una sottile nuvola fatta di minuscole particelle d'acqua. A quell'ora avrebbe formato un piccolo arcobaleno e dissolvendosi avrebbe portato sollievo e frescura. Ma niente sudavano pure le suole delle scarpe e non c'era acqua, mi trascinavo sbandando da una parte all'altra con la polizia locale che mi diceva di tornare nel corteo. Non ci crederete ma i vigili urbani esistono pure a Lecce, e io che pensavo vivessero solo nella realtà virtuale sottoforma di avatar.
Eravamo oltre la metà del percorso alla fine di via Trinchese, un incrocio prima di viale Japigia. Non posso dirvi il civico per privacy ma il palazzo fa angolo, per metà è rivestito di un banale travertino anni 70, ormai color fuliggine. Triste come la facciata di un palazzo pieno di vetrate mai condonate. Dunque eravamo lì, fermi ad aspettare che l'avatar del vigile urbano fermasse il traffico per farci accedere all'unico tratto finito dell'eterno cantiere della circonvallazione, quando…
Un vile attentato: da quel palazzo, un tempo casa popolare e oggi gentrificato ad extra lusso, una mano maldestra lancia dell'acqua contro il corteo, per disprezzo. L'unica volta che un omofobo poteva essere utile a qualcuno, e sbaglia pure la mira. Letteralmente, piove sempre sul bagnato: il secchio prende in pieno i ragazzi della Croce Rossa.
Così il Salento Pride 2026 è proseguito fino alla fine, i crocerossini hanno ripreso a camminare — schic-sciacq, schic-sciacq — come se niente fosse. Io quel secchio d'acqua lo avrei desiderato. L'attentatore lo vedeva come una punizione per i partecipanti al corteo, mentre io come la salvezza. Alla fine la sete, come dicevo all'inizio, ci rende tutti uguali — l'acqua è mancata a tutti tranne a chi l'ha usata come arma. Peccato però che l'omofobo avesse, a buon intenditor, il "polso rotto".

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