Cara Bella Ciao, ti scrivo

di Zezzwoski | Apr 24, 2026 | Politica e comunicazione | 0 commenti

Parli 50 lingue, ma gli unici a non capirti sono gli italiani.

Carissima Bella Ciao, come dici? Io stonato? Ma no! Diciamo che il canto non è mai stato il mio talento naturale. Ballare, invece, assolutamente sì. La musica che non riuscivo a emettere dalla bocca, ho imparato a farla uscire ballando… almeno trenta o quaranta chili fa. Ora mi definisco un ballerino orale: meno coreografie e più parole.

Cara Bella Ciao, ti ricordi quando alle medie ti suonavamo con il flauto dolce? “Delicatissimo” strumento che, più che dolce, era un’arma acustica di distruzione di massa. Bastava un soffio sbagliato e sembrava il barrito straziante di un elefante ferito. Ma quello passava il convento, e la scuola italiana, come sai, è un po’ come un film horror a basso budget: ancora non ho capito se fa più paura o più ridere.

Eppure nessuno — e dico nessuno — ai miei tempi avrebbe mai immaginato che un giorno saresti diventata “divisiva”. Anzi, eri universale. Ti ascoltavano tutti con orgoglio: presidi democristiani, professori comunisti, bidelli liberali, mamme, papà, fratelli, cugini, amici e parenti di ogni ordine e grado. Perfino quando qualcuno stonava — o, più precisamente, sfiatava come vittima di un’improvvisa embolia — l’applauso non mancava mai. Nessuno si sarebbe sognato di dire che Bella Ciao fosse una cosa “politica”.

25 aprile, istruzioni per litigare

Oggi, invece, c’è chi lo sostiene. Convinzione o malafede? Chi cavalca la storia con continui distinguo e cerca il controllo narrativo sa che non cambia la storia, ma la percezione che abbiamo di essa. Sai, Bella Ciao, chi non accetta la storia tende a ritoccare i fatti, a sfumare i dettagli e, con un’aggiustatina qua e una là, minimizza tutto ciò che potrebbe metterlo in difficoltà. Soprattutto amplifica ciò che lo fa apparire migliore — se non addirittura innocente: il famoso “ha fatto pure cose buone”. È un continuo gioco di distinguo, piccoli ma necessari a costruire una nuova cornice interpretativa (così la chiamano i sociologi).

Chi sostiene che sei divisiva ha sicuramente letto un manuale di retorica creativa dal titolo: Come girare i fatti per adattarli alle proprie esigenze.

Bella Ciao, devi sapere che quando furono scritte le tue note, i partigiani — bianchi, rossi e verdi — cantavano altre canzoni. Non sei presente in nessun archivio prima del 1950, e non compari nelle raccolte delle canzoni partigiane. E allora come sei riuscita a diventare la colonna sonora di tante battaglie per la resistenza e la libertà?

Credo di saperlo: sei arrivata con la tua melodia semplice, poche note, un inciso facile da ricordare. Sei così bella che sei la canzone italiana più tradotta al mondo. Sei così immediata che persino un popolo complicato come quello italiano ti ha imparata. Lo stesso popolo che ha creduto a storie diverse, costruite in epoche diverse, ma tutte con lo stesso meccanismo narrativo.

Il fatto è che da secoli la stessa storia la vive il nonno, la narra il padre e la rifà il nipote. E allora a che serve tramandare la memoria, se non si tramanda anche il senso? Così il 25 aprile diventa una sagra folkloristica di paese, dove molti passano il tempo a snobbare o, al massimo, a saltare la fila per i panini con la salsiccia e poi dicono a tutti che non ci sono andati.

La storia, per sua natura, non è negoziabile.

Però, se spezzo la narrazione in mille pezzi, se faccio mille aggiustamenti progressivi, se disoriento un po’, allora nessuno può dirmi che ho torto. In più c’è l’effetto tipico di chi, usando cavilli, passa per intelligente. Per renderti “divisiva”, Bella Ciao, una cosa funziona sempre: raccontare la propria versione dei fatti girando intorno ai punti essenziali, evitando la sintesi come la morte. Sai perché?

Se eviti la sintesi, i distinguo diventano infiniti.
E a quel punto l’oratore può vincere anche con minuscoli dettagli.

Così, cara la mia Bella Ciao, siamo arrivati al punto in cui se qualcuno intona il tuo motivetto allora è “di parte”. Ma la menzogna è una 'grande' attrice: entra in scena in punta di piedi, piange a comando e sa ribaltare la trama, recitando tutt’altro.

Chissà se nel resto del mondo fai lo stesso effetto, oppure lì ti si può cantare a squarciagola.

Ma non è colpa tua, Bella Ciao. Come il mondo ha adattato il testo alle nuove battaglie ed esigenze, anche noi dovremmo riscrivere la strofa iniziale:

25 aprile polemiche
Una mattina mi sonoalzato
o bella ciao bella ciao
bella ciao ciao ciao
Una mattina mi sono alzato
e ci ho trovato l'imbroglion

L’imbroglion è sempre stato il vero invasor.

 

 

Non è la prima volta che parlo di 25 Aprile e delle sue polemiche. Qualche anno fa aspettavo un pacco da Amazon e mentre aspettavo ho raccontato questa storia...

Non è la prima volta che ci torno su, il 25 aprile e le sue liturgie. L'anno scorso — anzi, qualche anno fa — avevo già annotato qualcosa sul rituale e sulla libertà in offerta speciale.

Bella Ciao è la canzone italiana più tradotta: oltre 50 lingue. Il suo significato universale di resistenza e libertà ha spinto artisti di tutto il mondo a reinterpretarla, facendola risuonare in diverse culture e in momenti storici diversi. Segue il celebre brano di Domenico Modugno "volare", tradotta in sole — si fa per dire — 40 lingue diverse.

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#zezzwoski

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